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ORIGINI DI LIVORNO

In una rivista degli anni venti, scovata in un piccolo mercatino dell'antiquariato, ho trovato una poetica descrizione della nostra città; corredata da bellissime immagini.
Voglio condividerla con voi.
Mi sono commossa leggendola. Quasi cento anni fa, le parole che venivano usate nella scrittura avevano lo scopo di suscitare emozioni. Uno stile lontano da quello contemporaneo, dove ogni parola ha un ben preciso fine, spesso collegato a fattori economici.
L'opuscolo inizia con queste  parole, che descrivono la città e le sue origini.
"Livorno, bellissima e gentile regina del Tirreno, dalla spiaggia sempre fiorita e verdeggiante, simpatica per la proverbiale schiettezza e per l'innata cordialità de' suoi baldi ed energici figli. (...) Siede all'estremità meridionale di una bassa pianura, che dalla sinistra riva dell'Arno si stende sino ai poggi di Montenero: l'azzurro flutto la bacia e la rispecchia vagamente, e se dalla parte della terra è abbellita dalle amene collinette che le fan corona, da quella del mare l'occhio si riposa volentieri sulle isolette dell'arcipelago toscano".
 Interessanti anche le notizie riportate sulle origini della città:
"Gli storici fanno risalire la fondazione al 2600 al 2300 a. C. Vi è chi opina che se ne debba il nome a Ligure, figliuolo di Fetonte re dei Molossi e da Ligure si disse Ligura e Livorna (come risulta da un documento esistente nell'Archivio Arcivescovile Pisano dell'anno 904) e quindi Livorno. Altri sostengono invece che la città deve la sua vita ai Lidi o ai Liburni; secondo la prima versione, Tirreno re dei Lidi, avrebbe dato il nome al mare che bagna le coste livornesi; e secondo altra, Livorno sarebbe voce derivata dalle Liburnie, leggere e velocissime navi che i Liburni adoperavano e che alla nostra spiaggia approdavano di frequente. Che da Liburni venisse il nome di Livorno, scrisse anche Niccolò Tommaseo. Tutti poi gli annalisti e gli storici che di Livorno fecero argomento di studio, sono concordi nell'affermare l'esistenza d'un tempio consacrato ad Ercole protettore dei naviganti; lo afferma il Santelli, il Targioni, il Vivoli e pare che al semidio fosse poi dato il nomigliolo di Labrone, perché la spiaggia sulla quale era edificato il tempio aveva la forma di labbro".


Di Livorno parla Paolo Giovio nel libro XXVI  della sua storia a proposito dell'armata del Doria. I primi ricordi precisi dell'esistenza di Livorno rimontano al 1017. Era allora un castello dato dall'impero in feudo ai marchesi di incerto casato. Fu poi considerato come di Porto Pisano e soggiacque alla stessa sorte dopo la fatale battaglia della Meloria avvenuta nel 1283.
Il Porto Pisano


Venduta da Genova ai fiorentini per centomila ducati, nel 1421,ebbe dalla Repubblica privilegi ed esenzioni e alla capitale toscana , che la considerava "l'occhio del capo suo", rimase sempre fedele.



Nel 1496, Livorno si difese, strenuamente, contro l'esercito e l'armata di Massimiliano I imperatore di Germania, radunato anche uomini del contado, cosicché l'imperatore e gli alleati dovettero abbandonare l'impresa. La Repubblica fiorentina in premio alla splendida condotta dei livornesi fece porre sullo stemma della loro terra natia la parola Fides; e in progresso di tempo, in memoria e in onore dei contadini dell'Ardenza, di Montenero e d'Antignano che strenuamente coadiuvarono a quella difesa, fu elevato in una piazzetta presso la darsena, un monumento rappresentante un villano, con ai piedi il cane, simbolo della fedeltà.



Ma la prosperità e lo sviluppo di Livorno si devono ai Medici. Cosimo I dichiarò Livorno porto franco e asilo sicuro di tutti i perseguitati, per debiti e per le pene meritate in altre contrade; fece costruire l'Arsenale della Darsena, erigere la nuova torre dei fanale e incominciare il molo. (...)
Suo fratello Ferdinando largì tale beneficenza alla nuova città che può dirsene il fondatore e il 10 giugno 1593 promulgò un indulto col quale invitava i mercanti di tutte le nazioni e d'ogni religione. Greci, Armeni, Turchi, Ebrei, Arabi ed altri a venirsi a stabilire in Livorno, senza tema di essere molestati e con piena sicurezza per le loro persone e sostanze.

(...)Belle pagine di splendido patriottismo onorano i livornesi moderni (...) essi da soli, senza capi, senza speranza d'aiuti, osarono chiudere le porte della loro città alle truppe austriache e nei giorni del 10 e 11 maggio 1849, valorosamente pugnarono alle mura, nei sobborghi e sul litorale, non cedendo che al numero e contrastando palmo a palmo, con grandissima strage, il terreno all'odiato nemico.

Porta San Marco

Nel 1859, nel 1860, nel 1866 dettero fortissimo contingente di volontari per le guerre dell'indipendenza e il 3 novembre 1867 a Mentana gli avanzi della compagnia comandata da Carlo Meyer, orribilmente decimata degli chassepots di Napoleone III, meritarono che Garibaldi li salutasse chiamandoli: La vecchia guardia Livornese!)
Garibaldi - Plinio Nomellini
(Museo civico Giovanni Fattori, Livorno)
Continua...





Commenti

  1. Splendido, ben fatto Antonia. Ci fai vedere oltre il seguito, anche la copertina della rivista che hai trovato?

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    Risposte
    1. Ciao Marcello, ti ringrazio. La rivista fa parte di una collana: "Le cento città d'Italia illustrate", della casa editrice Sozogno di Milano. Si intitola "Livorno capolavoro dei granduchi di Toscana". Non riporta l'anno di pubblicazione, ma all'interno c'è scritto che la prima uscita della collana è del 1887. Buone feste!

      Elimina

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