Passa ai contenuti principali

LA PIAZZA GRANDE DI LIVORNO


"Questa bella piazza livornese, si cui si impernia e si conferma tutto il Centro Storico, cioè la meraviglia della Città Medicea, modello ideale dell'Urbanistica tardo-rinascimentale fiorentina è un antico esempio, tanto pregiato quanto poco noto, di grande composizione edilizia urbana volutamente unitaria ed integrale, compiuta, organica e armonica. pertanto merita rievocarne le vicende più essenziali (tecniche, materiali) per una sua migliore considerazione da parte anche degli stessi cittadini, oltreché degli studiosi, degli artisti, dei turisti, ecc. anche se la Guerra ed il Dopoguerra hanno guastato in gran parte questo tipico complesso monumentale, un tempo assai apprezzato anche fuori d'Italia.
Non potendo intrattenerci troppo sugli eventi più particolari che si ricollegano a tale Piazza ed ai suoi Monumenti (per i quali rimandiamo alle guide e storie ben note: Targioni, Repetti, Vivoli, Vigo, Piombanti, Guarnieri, Guerrieri, Galletti, GITT, ecc. nonchè al nostro «un pò di Livorno nel IV centenario cittadino» ed alle varie indagini degli «Amici di Livorno») vogliamo piuttosto tracciare un profilo panoramico, una carrellata descrittiva, essenziale, sulla nascita, l'evoluzione e le trasformazioni (diremo quasi su «vita morte e miracoli della Piazza Grande»!) che hanno caratterizzato questo primo ed insigne elemento urbanistico.

II Vivoli ci dice, fra l'altro che la nostra Piazza è tanto grande che dal Duomo ai Tre Palazzi (del Foggini; demoliti e sostituiti dal palazzo dell'Anagrafe) corre la stessa lunghezza della romana chiesa di S. Pietro! Questo fatto che fa piacere al noto Annalista è invece un punto debole del nostro primo ambiente urbano, e fu causato dall'abbattimento di due edifici centrali (segnati 5-6 nella fig. 3 che fungevano da «interrompimento» già in quel tempo (forse abbattuti per dare più respiro al Palazzo Gran ducale)". 

"Infatti, sia prima che dopo la guerra si pensò a ricostruire tali edifici centrali, sperando di potere ricomporre il garbato aspetto monumentale della piazza originaria. Di queste note e lunghe polemiche, poco producenti, che ci distolsero da quel vero e proprio restauro che invocavano i competenti più sensibili (giunse invece una soluzione troppo sollecita per essere proprio quella ideale.
Questo «cuore» di Livorno fu luogo di feste e di musiche, di giuochi e di carnevali, di dolori, guerre, rivolte e processioni... (v. «gloriosa follia» dell'11 maggio 1849; v. la famosa «Ritornata» col noto episodio dell'illustre Stenone). Qui parlò Mazzini, dal Palazzo Pretorio, a 20 mila persone adunate intorno all'Albero della Libertà, e Pio VII e Pio IX benedirono i Livornesi dal Palazzo Granducale. Questa nostra Piazza si disse in principio "Piazza d'Arme"; sotto i Francesi fu il «Campo Verde» e poi «Piazza Napoleone» (per cui fu ordinata, al Bartolini, una grande statua del Còrso, poi ceduta a Bastia ove si ammira in piazza St. Nicolas) finchè prese il nome del primo Re d'Italia ed oggi (che il monumento a questo Re, buona opera del Rivalta, è stato trasferito davanti al moderno Palazzo del Governo, sulla Darsena dei Quattro Mori) quello di «Piazza Grande» (nonostante sia stata ridotta in ampiezza) come, in fondo, è sempre stata chiamata, spontaneamente, dai Livornesi. Sotto le «Logge» o portici del Pieroni (e forse anche del Vasari), alla sera, venivano pure i Forzati del vicino Bagno Penale (v. rudere presso la Questura) per vendere i loro lavoretti artigianali, mentre al mattino vi si adunavano i mercanti ed i marittimi che vi tenevano una specie di Borsa. Vi era pure la stazione militare della «Gran Guardia» (oggi ricordata dal Cinema omonimo) nonchè l'Asta pubblica (La Tromba).
Vi abitarono persone illustri, come il Colletta che vi scrisse parte della sua Storia; come l'Iturbide, già imperatore del Messico; come Luigi del Moro, l'architetto che compì la facciata del Duomo di Firenze; come Enrico Mayer, testè ricordato nel centenario; come il Vigo, ecc. Vi ebbero sede il Gabinetto Scientifico - Letterario, il Segretariato del Popolo, il famoso Indicatore Livornese (ristampato dal Bastogi), ecc. per cui non sarebbe male ripristinare i relativi ricordi marmorei distrutti dalla Guerra!
La interessante storia evolutiva architettonico - urbanistica della Piazza Grande appare assai chiaramente esaminando i semplici disegnetti delle figg. 1

 e 2: 


la Città del Buontalenti (di cui abbiamo potuto celebrare il 40 centenario grazie al ritrovamento della memoria Toso che documenta finalmente la vera data civica del 28 marzo 1577, superando tante inutili polemiche, fondate su presupposti anzichè su fatti urbanistici) non aveva... la Piazza Grande! Aveva infatti un semplice incontro fra la via Cardinale e quella Decumana, cioè fra le odierne vie Cairoli e Grande (forse prevista ai portici). E' su questa ultima via che sorgerà infatti il primo Duomo (18 giugno 1581) e non nella piazza che apparirà solo 13 anni dopo, come facilmente si capisce considerando il piano regolatore del Cogorani! Tale Duomo sostituirà quello del Villaggio medioevale («Livorno Vecchio») che si stava abbandonando, con la sua trecentesca chiesa di S. Antonio Abate
Chiesa di Sant'Antonio abate
 (con annesso storico Ospedale) da noi allegramente distrutta per far posto al colossale Palazzo del Governo che ha cancellato anche ogni ultima traccia del primitivo abitato livornese!".

Ospedale di Sant'Antonio
 Vi invito a leggere la sua storia seguendo questo link:
Interessante anche questo articolo sul "Risanamento" della Venezia.
Tale primo Duomo di Via Grande fu elevato sui resti della vetusta Pieve Longobarda del Porto Pisano (la suddetta Piazza - Incrocio sarebbe stata del tipo dei noti Quattro Canti di Palermo o delle Quattro Fontane di Roma).
La fig. 3 mostra la nostra prima Piazza secondo il progetto del Cogorani (1587), Ingegnere Supremo dell'Imperatore Rodolfo II, chiamato da Ferdinando I (dopo la tragedia di Poggio a Caiano) a completare la città già avviata dal fratello Francesco I. Il Cogorani, oggi ricordato da una strada, operò col conforto di un Consiglio Livornese (ov'erano vari esperti ed altri 7 architetti) presieduto dallo stesso Capo dello Stato (!) che spesso lo riuniva in Fortezza Vecchia. 

La Piazza fu contornata da 5 porticati omogenei (oltre quello di maggior rilievo del Duomo nuovo, eretto «a fundamentis» come diceva l'epigrafe sulla facciata: è facile notare che gli edifici 5-6, già indicati più sopra, corrispondono proprio all'«Interrompimento che ai giorni nostri ha fatto versare fiumi di inchiostro polemico. Essi vennero demoliti nella seconda metà del '600 creando, appunto, la sgrammaticatura stilistica già detta, lamentata anche dalla nostra scrittrice Angelica Palli Bartolomei nel suo noto (ristampato) libriccino su Livorno: al difetto pensò di riniediare uno studio del compianto ing, Cipriani (ed anche il noto arch. Piacentini progettò un analogo edificio centrale) già prima delle distruzioni belliche.
Il piano regolatore del Cogorani tracciò invece una bella e chiara piazza grande, porticata, col Duomo (a navata unica e senza transetto) e con l'interrompimento che oggi è stato riesumato.
Le più essenziali trasformazioni edilizie della Piazza Grande, concretate o progettate due col Duomo non rimosso e due col Duomo sul lato opposto. Nello schizzo planimetrico segnato 3 si vede la Piazza com'è oggi, col grande e massiccio Interrompimento del Teatro e col Duomo ricostruito (nuova abside e nuovi portichetti laterali). Nello schizzo n. 4 si vede il progetto Cipriani (1930) con l'Interrompimento «trasparente» I)), l'ampliamento della chiesa con le navate laterali, la Fontana (F) a sfondo della via Cairoli ed il Monumento a Ferdinando de' Medici in centro alla piazza (4 M). 

Nel seguente schizzo n. 5 è riportato il progett ministeriale per la ricostruzione post-bellica (Petrucci) il Duomo viene ricostruito ex-110vo a nord e "voltat verso sud, verso l'importante nuovo centro di piazd Cavour. Al posto del Duomo si eleva un certo edifici (1) per interrompere una visuale troppo ampid Si dà cosi ragione a chi non vuole rimuovere il ve chio Duomo! e giunge finalmente il piano esecutit del Roccatelli (che lascia il Duomo dove è sempi stato). 



Nell'ultimo schizzo si vede una soluzione aco modante (nostra) che sostiene il piano ministeriale di Petrucci ma rende indolore l'Interrompimento, di dendolo in due piccole parti (I e I") che come de quinte circoscrivono la suddetta visuale creando u sola via centrale al posto delle due laterali, con u Fontana (F) nella piazzetta S. Giulia ed un Obelis (O) in centro alla piazza maggiore, visibile dalle a parti della via Grande e da via Cairoli.

Nella Piazza del Cogorani il Duomo è a semplice navata (secondo lo stile del '500), senza cioè il transetto e nemmeno il Battistero (che oggi pochi conoscono perché è sempre chiuso): nel centro è prevista una Fontana, visibile dai due tronchi della Via Grande (certe prospettive di sfondo alle vie principali denunciano già un passaggio all'urbanistica barocca che si compiacerà di scenografie, di ampi spazi esterni, aperti, architettonici...). 


Nella fig. 2, lo schizzo n. 3 riproduce lo schema della nostra Piazza come è oggi, onde facilitare il confronto con le forme precedenti e con quelle proposte e rimaste sulla carta. Si vede il Duomo con le Cappelle (aggiunte a formare la croce latina) il Battistero ed il Coro più profondo (opere del '700): il tutto ricostruito dopo la Guerra, secondo le direttive della Soprintendenza (che si preoccupò soprattutto, ovviamente, dell'aspetto monumentale ed ambientale): vennero aggiunti i due portichetti marmorei laterali e la grande abside in mattoni, come il Campanile, pure ricostruito; abside sobria ed elegante (intonata alle altre antiche murature laterizie) che ha preso il posto dello Fontana eretta dal Cipriani, dando ancora più plasticità al piatto sfondo che sbarrava più duramente la via Cairoli: il tutto secondo il progetto dell'architetto romano on. Di Fausto e la direzione dell'ing. Vanni. In faccia al Duomo si vede il Teatro Grande; anzi troppo grande, poichè sopraffà tutto l'ambiente storico-edilizio che ha visto andare perduta la sua ben chiara unità, per circa tre quarti, iri seguito alle troppo frettolose demolizioni di tante belle arcate marmoree del Pieroni che, sopravvivendo, ci avrebbero maggiormente sensibilizzati in proposito.

La geniale Piazza Grande del Cogorani e del Pieroni, compiuta ed armonica come poche altre di quel tempo, doveva certo apparire bella e suggestiva: il suo spazio (esterno) urbanistico si sposava significativamente con lo spazio (interno) architettonico della chiesa, i cui portici si articolavano spontaneamente a quelli di tutti gli altri edifici simili, a formare una cornice (in origine) omogenea ed unitaria, di 58 arcate posate su 74 colonne, entrambe marmoree, egregiamente disegnate e lavorate, creando un senso di dilatazione dell'edificio nella piazza fino a formare dei due elementi un unico monumento. Tale Piazza nostra non può non essere piaciuta particolarmente alla Regina di Francia (Maria dei Medici, figlia del fondatore di Livorno-Nuova) salpata dal nostro porto per raggiungere lo sposo Enrico IV (convertitosi al cattolicesimo col noto «slogan»!) se poco dopo si tracciava a Parigi la «Place Royale» (oggi Vosges, nel distinto quartiere del Marais) cheripete il motivo del quadriportico livornese, progettata da Louis Metezeau, ha als uo centro la statua di Luigi XIII, filgio di Maria e padre di Re Sole.
Ma la nostra Piazza conquistò anche il duca Carlo Gonzaga, di Mantova e di Nevers, che ordinò al fratello (Clement) del suddetto Metezeau, di tracciare la «Place Ducale» di Charleville pure sul modello della piazza livornese, ordinando addirittura di ripetere lo schema della «città ideale» di Livorno per tutta questa nuova città francese che lo ricorda nel nome! E queste copiature della Piazza Grande Livornese attraverseranno la Manica: l'illustre Inigo Jones, restauratore di tanta architettura inglese del '600, traccia, nell'insigne quartiere londinese del «Covent Garden» (cosiddetto dall'antico, scomparso Giardino del Convento Benedettino di S. Pietro) non lontano dal Tamigi, una Piazza che si conforma esattamente sulla nostra, anche per la posizione della chiesa di St. Paul degli Artisti (da non confondersi con la Cattedrale omonima): in proposito si deve ricordare che tale artista fu da noi ed a lui dobbiamo, certamente, il disegno del portico che fronteggia il nostro Duomo, mentre è ancor più certa la sua ammirazione per la rara eleganza della comnosizione architettonico-edi. lizia della nostra Piazza! purtroppoo nell'800, dissacratore dell'urbanistica e dei monumenti anche nella conservatrice Inghilterra, questa piazza di Londra vedrà sorgere. nel suo hel mezzo... un Mercato, che ha distrutto il suo valore ambientale; il suo nome storico è passato anche al nrimo Teatro londinese che sorge non lontano. la Roval Onera House. E dono Parigi. Londra e Charleville, nella Roma spettacolare del '600 sorge la piazza S. Pietro che rinate (nelle debite pronorzioni) il dette concerto di un tempio che si dilata in una apposita piazza, pure definita da un intero porticato (Bernini e per la critica d'oggi lo spagnolo Caramuel).


Passando allo schizzo seguente (n. 4) vediamo in esso accennato il citato studio del Cipriani, inteso a sanare il rilevato dissidio stilistico fra la piazza porticata ed architettonicamente definita come detto, e lo spazio indefinie stanco che venne ad aggiunoerlesi sul lato nord. Il compianto egregio architetto-urbanista nostro, superava questo inconveniente progettando un doppio o triplo loggiato (Interrompimento, I), a giorno, unente i due risvolti settentrionali dei portici pieroniani: un sipario
«trasparente» che mentre concludeva esteticamente la Piazza del Duomo, ne manteneva, funzionalmente, la più ampia unione con la retrostante Piazza Civica, fornendo anche un'area coperta (non chiusa) al passeggio ed agli incontri d'affari. Il Duomo stesso sarebbe stato allargato con due navate minori ai lati dell'unica atuale e nella meglio inquadrata e più raccolta piazza si sarebbe potuto traslocare il monumento a Ferdinando I (Quattro Mori) cui va la gloria del complesso monumentale di cui si parla, come ricordano le epigrafi alle testate dell'unico porticato superstite (segnalato da un'epigrafe del Guerrieri).
Giunge ora il generale ed inaudito sconquasso della Guerra che sovverte tutto, piazza e città intera! E giungono quindi lal già accennate polemiche, vivaci. infinite, sül come ricostruire la Piazza che è il cuore di Livorno e che è nel cuore dei Livornesi. Al pensiero deoli Amministratori solerti ed accorti (come il Sindaco Diaz. l'Assessore Crovetti ed Altri) ed a quello degli Ingegneri ed Architetti, degli Studiosi di Storia, di arte e di monumenti, si unisce la parola di tanti semplici Cittadini! Come sistemare la Piazza Grande? Ricostruire? Restaurare? Ripristinare? Così non mancano anche le impreparazioni, le incertezze, le stramberie, i tocca-sana nrodigiosi, poichè il tema è così nuovo, così difficile e così eccezionale...!! Chi diceva, come noi, che qui occorreva un re stauro speciale (non limitato, come si intende comunemente, ad un monumento singolo, ma esteso a tutto l'ambiente e, insolitamente, a tutto il complesso urbanistico) non era certo! ascoltato con convinzione! (mancava ancora un nuarto di secolo al varo di quella «Carta de Restauro» che oggi fa Legge, macari anche per tutto un intero «centro storico» (e Livorno già definito come un «capolavoro» mediceo un'opera sorta di getto, è proprio un'unità compiuta, cioè in monumento stesso!). Legge però, che sarebbe stato sempre necessario inter pretare, in questo caso, in modo particolare Come sarebbe stato possibile un restauro «conservativo»? Proibendo ogni «ripristino», pe una piazza distrutta per tre quarti e per un chiesa scomparsa quasi del tutto, si sarebbe fatto di Livorno un Foro Romano, e del Duomo... un Colosseo! E come impedire pure «comnletamento di una piazza che è ancor il pulsante cuore di una città viva e che deve vivere? Questa piazza doveva per forza ripristinarsi e completarsi se si voleva giungere anche alla debita comprensione di quella opera d'arte che essa, complessivamente, costituiva in passato (pur così recente): opera che doveva, anche in avvenire, potersi «leggere» come si conviene! Se non procediamo ai ripristini quando sono sicuri e chiari si giunge ad ignorare il bene culturale che si vuole conservare: il che vuol dire, praticamente, la perdita di esso (almeno se non ci inganniamo di grosso, trattandosi di una scienza tanto ardua, in continua elaborazione e discussione...!) In questo caso — (una piazza) — in fondo, restava sempre un intero settore autentico, originario, di tale «monumento» da restaurare: il chè ci garantiva e ci istruiva sul ripristino delle altre parti, per di più distrutte sotto i nostri occhi e documentate abbondantemente da rilievi, foto, stampe, ecc.: parti di cui erano ancora, per terra, si può dire, le forme, i tipi ed i materiali originali, autentici!

Ma le polemiche e le discussioni, pur varie e numerose, non furono troppo tecniche (o del tutto tecniche) come occorrevano in poposito; si limitavano spesso al alternative generiche, di grande massima: Duomo a sud o a nord? Interrompimento grande, piccolo o trasparente? pure esso a nord o a sud? portici o non portici in via Grande? ecc. senza l'appoggio di una critica adeguata o impegnata a fondo, cosichè un chiaro «restauro» parve lontano le mille miglia: infatti la Commissione di studio per l'urgente (troppo urgente) ricostruzione del centro storico (e quindi della piazza che ci interessa e che ovviamente condizionava anche esso) non riuscì a trovare la debita convergenza su questi ben ardui temi e si scisse subito in due: quella degli Architetti (che seguiva il criterio, più fondato, della Soprintendenza, che voleva soprattutto «conservare» come è ovvio) e quella degli Ingegneri (che stava per il Comune, e che voleva invece «rifare» tutto, non attribuendo grande importanza a quell'«incerto monumento», magari non sufficientemente analizzato, che era, in effetti, come detto, la nostra Piazza Grande).

Date tutte queste discussioni e perplessità il Ministero che attendeva il Piano se ne vide arrivare due! Pertanto inviò l'Ispettore Petrucci per vedere se era possibile fonderli in un unico progetto come ovviamente richiedeva la realtà tecnica! Tale esperto rilevò che, per l'interesse della nuova urbanistica livornese, il Duomo doveva ricostruirsi a nord voltato verso sud, ove è avvenuto il maggiore sviluppo cittadino moderno, anche se occorrevano altri 20 milioni (!) (che poi divennero centinaia, senza che il Duomo subisse spostamenti!). Senonchè tale Ispettore collocava un «Interrompimento» proprio al posto del Duomo rimosso: mossa non certo psicologica... che portò acqua al mulino del Vescovo Piccioni (che non voleva spostare la chiesa, come non voleva spostarla la Soprintendenza, cui interessava, ovviamente, soprattutto la conservazione dell'anibiente monumentale integrale) dando anche tanto più fiato a tutti gli altri oppositori, i quali si chiesero facilmente a che serviva spostare il Duomo se al suo posto si elevava poi un palazzo qualunque (seppur «nobile») che disperdeva quel vantaggio pratico che era possibile ricavare come detto sopra! Il Duomo ha sempre impedito la vista ed il collegamento più diretto fra la piazza Grande e la Cavour, sbarrando pesantemente la via Cairoli verso nord: se si fa un bel sacrificio artistico e sentimentale per spostarlo, perché ricreare questi difetti, ricostruendo sulla sua area che riuscirebbe utilmente libera? (costruzione che non sarebbe stata nemmeno trasparente come quella proposta dal suddetto Cipriani e quella ripetutamente invocata dal Crovetti anche per altre soluzioni in gioco).

Lo schizzo n. 5 riproduce planimetricamente questa soluzione del Petrucci, che fece perdere l'occasione e la volontà per studiarne una migliore, magari una soluzione accomodante (come quella del n. 6 proposta da noi)




 che mentre ammetteva il Duomo a nord (come voleva il Ministero) evitava l'Interrompimento assoluto, scindendolo in due elementi laterali (I' ed I”) quasi indolori, che spontaneamente andavano a fondersi e confondersi con i due risvolti dei portici meridionali, dello stesso stile (e dimensioni), scongiuranti così il pericolo di un edificio anomalo, sproporzionato, pretenzioso, centrale (proprio come quello che poi fu realizzato, dall'altra parte, detto appunto Palazzo Grande). Questa nostra idea piacque assai anche al prof. Piacentini (già autore del piano di risanamento generale del centro storico di Livorno e nostro docente di urbanistica alla scuola di perfezionamento di Roma, che venne soppressa proprio nel momento in cui stava per diventare più necessaria!) ed il noto urbanista ci invitò a sostenerla decisamente, ma non ci riuscimmo affatto (e nemmeno venne considerata nella soluzione attuata, quella col Duomo non spostato, nonostante il concetto della scissione in due parti laterali dell'Interrompimento unico contrale fosse applicabile utilmente, anche in questo caso, come appare evidente se si immagina un semplice ribaltamento del disegnetto intorno all'asse della via Grande così che il Duomo vada a sud, ov'è ora, ed i due piccoli inerrompimenti vadano a nord: in questo caso è facile vedere come sarebbero state ancor più utili le due gallerie G' e G” che invece di portare i pedoni a via S. Giulia e a via S. Francesco l'avrebbero portati, direttamente, davanti allo scalone del Comune e davanti ai portici della Camera di Commercio. Ma i tempi premevano e la fretta non va d'accordo con l'urbanistica e coi monumenti.
Il Ministero visto che il Piano Petrucci non procedeva, nonostante presentasse elementi validi (un Palazzo Vescovile a lato del Duomo, una Loggia dei Mercanti davanti all'odierna Banca d'Italia e l'ampliamento del Comune nell'area dei Tre Palazzi, realizzato) dette incarico al prof. Roccatelli di studiare liberamente un nuovo piano di ricostruzione completa; il quale divenne subito Legge, ponendo fine polemiche ed incertezze. Per il particolare problema della nostra Piazza si volle cercare, però se era possibile una specifica definizione archi tettonica del suo ambiente storico (verso cu si sviluppava, col tempo, in tutti, una maggior sensibilità) e si giunse pertanto a bandire un concorso in merito. Anche qui apparve su bito il solito contrasto già detto: ci fu chi inte se di dover «restaurare» l'antica piazza e chi invece intese di «ricostruire» il tutto ex-novo modernamente, svincolandolo da ogni preceden te storico! giocando anche sull’Interrompiment che da piccolo (ed un pò appartato) edifici intonato ai preesistenti, venne, in tanti elaborati, sviluppato paurosamente (ed anche avvicinato) fino a farne il primo elemento della Piazza nostra, piazza che poi si prese a ricostruire con un certo rassegnato compromesso, ormai più o meno possibile. Ai pure rassegnati, più sentimentali livornesi venne concessa la grazia della conservazione dell'ultimo superstite quarto della piazza stessa, il quadrante nordest dei portici del Pieroni, indispensabile a fermare, per i posteri, in parte, l'idea geniale della piazza monumentale, chiaro termine di passaggio fra il Rinascimento ed il Barocco, costituente una priorità culturale apprezzata anche fuori d'Italia, come si è visto, testimonianza «non meritevole di perire» (come ben dice l'epigrafe del Guerrieri, apposta dal Comune sul pilastro d'angolo con la via Grande).


Se il Lettore, sensibile e volenteroso, riesce ad immaginarsi questo stupendo e nobile porticato marmoreo libero dalle tante pacchiane reclami (e magari anche dal chiosco pretenzioso, in cromato metallo e luccicanti cristalli laddove in tutte le altre città i giornali si vendono in piccole bancarelle poste sotto i portici!) può ben rimpiangere quella mancanza di una regolamentazione edilizia particolare che avrebbe dovuto imporre a tutti i nuovi edifici degli altri tre quadranti una debita modulazione analoga e, specie quella detta «scalatura» dei prospetti (i piani più alti in ritiro rispetto al filo dei portici sottostanti) così da ricreare, magari nel volume, tutta la cornice omogenea, di moderata altezza (loggia, piano nobile e mezzanino, cioè 14 - 15 metri) che non immeseriva il Duomo, il quale avrebbe potuto ancora costituire il perno della intera composizione ambientale monumentale (laddove oggi è divenuto pressochè un accessorio, soffocato dalle incombenti «niurate», più alte e più ravvicinate). Circa l'avvilimento del Duomo possiamo sempre confortarci con lo scampato pericolo del progetto (arch. Bosi, se non ci inganniamo citando a memoria) che riduceva a galleria di pubblico passeggio la navata della nostra prima chiesa, onde raggiungere «direttamente la via Cairoli (che l'ing. Vaccari progetto di ridurre pure a galleria, aprendo, per i veicoli, due vie ad essa parallele; idea che avrebbe potuto anche essere considerata nel piano di risanamento ante-guerra se il Palazzo delle Poste non avesse compromesso ogni studio più fondatamente urbanistico. E tale Galleria sarebbe riuscita certo più utile e bella che non quella tanto desolata di oggi!).

Parlando della Piazza Grande non si può non accennare anche alla adiacente Piazza Civica che ne faceva parte prima della Ricostruzione: in essa sorgono il Palazzo Comunale (Del Fantasia, 1720) coll'elegante doppio scalone marmoreo esterno (Ciurini, 1742); il Palazzo della Provincia (già Granducale o Reale, del Cantagallina e Santi, 1630, ric. più a levante dal Venturi) ed il Palazzo della Camera di Commercio, già Dogana Nuova (Cecchi, 1648) rinnovato, oggi, in tutta la parte retrostante: mentre prima della guerra vi sorgevano anche il Palazzo Pretorio (ric. dal Caluri nel 1840, ed oggi sostituito dalle Assicurazioni Venezia); i Tre Palazzi (Foggini, 1705) già accennati (oggi rimpiazzati dall'Anagrafe Comunale, arch. Venturi): fra i nuovi, il ben valido Teatro (cui si accede dalla Galleria che unisce le due piazze; arch. Vagnetti), la Banca D'Italia e l'INAIL.

Ritornando nella nostra Piazza monumentale (o ex-monumentale!) possiamo concludere queste poche note soffermandoci ancora un pò sul Duomo che fu l'edificio primo di essa, ricordando che esso venne dichiarato «monumento nazionale» nel 1940 (15) e che la guerra, distruggendolo quasi per intero, lo privo dello splendido soffitto intagliato da V. Dell'Imperatore e dorato dal Fasconi, oggi ricostruito in maniera sobria e convincente dalla Soprintendenza che ha potuto ricollocarvi le belle tele, premurosamente messe in salvo al sopraggiungere dell'immane conflitto così deleterio per tutta la nostra Città (tele del Ligozzi, del Passignano e del Chimenti) mentre altre tele (Borrani, Cigoli, Gazzarrini e forse anche un Del Sarto) e varie opere di scultura ornano tutto l'interno (distrutti, ovviamente, gli affreschi del Terreni): alla evoluzione architettonica di que. sta prima chiesa della cinque-secentesca città di Ferdinando I abbiamo già accennato trattando della Piazza che sorse per assicurarle un ambiente armonico che la valorizzasse e le assicurasse anche uno spazio esterno per la sua virtuale dilatazione estetica; funzione che venne assolta da essa egregiamente come detto, per cui non dovrebbero apparire inutili queste brevi note che la descrivono urbanisticamente, e simpaticamente la rievocano, su queste amiche pagine, inelligentemente dedicate a fermare tante varie, antiche e valide testimonianze livornesi".



Commenti

Post popolari in questo blog

LA CATTEDRALE DI SAN FRANCESCO (DUOMO DI LIVORNO)

La cattedrale di San Francesco Passeggiando per la Via Grande, a metà strada, ci troviamo davanti al "Duomo". Quando, anni fa, venni ad abitare a Livorno rimasi colpita da un'espressione molto comune: "ma vai in domo!". Mi ci è voluto un po' di tempo per capirne il significato. Vorrei ripercorrere con voi la sua storia e comprenderne l'evoluzione, collegata alla devastazione degli eventi bellici. Nel fotografare e ricercare quanto ne è rimasto, sono rimasta piacevolmente sorpresa. Il fine di questo breve articolo è quello di guidarvi alla riscoperta di un tanto prezioso scrigno. Come da mia abitudine, cercherò di mettermi da parte, lasciando parlare chi ha visto sorgere il monumento e lo ha visitato nel suo percorso temporale. Buona lettura.

I NEGOZI DI LIVORNO TRA LA FINE DELL'800 E I PRIMI DECENNI DEL '900

Facciamo un tuffo nel passato per ricordare quanta maginificenza c'era per le vie di Livorno alle fine dell'800 e nei primi decenni del '900, iniziando dalle caratteristiche botteghe del quartiere ebraico. A leggere quest'articolo, tratto da un manoscritto dal titolo "Livorno che fu" e firmato G.P.D., e poi girar oggi per le vie della nostra città, ti si stringe il cuore. Testo tratto dalla "Canaviglia" anno 2 n. 1 Gennaio-Marzo 1977 La Sinagoga nel 1875 "Iniziamo da Via Cairoli, come la via che ha subito la più profonda trasformazione dai più lontani tempi. Fu solo infatti nel 1925 - o giù di lì- che la vecchia "Via del Casone" ed il dietro del Duomo subirono una totale, profonda trasformazione. Qui i negozi (le "botteghe" come allora più comunemente le chiamavano!)si allineavano ai due lati, ininterrottamente, vendendo ogni genere di merce, per tutti i gusti e per tutte le borse... Fra i più originali ricordiamo

Il Pentagono del Buontalenti

Era il 27 giugno del 1421 quando la Repubblica di Firenze acquistò dai Genovesi, per ben 100.000 fiorini, il Castello di Livorno. Il castello di Livorno in una stampa del 1500 Il programma politico mediceo si incentrava su un ampliamento delle strutture militari, cantieristiche e portuali già esistenti. Così iniziò la progettazione della Fortezza Vecchia. Scopo della sua realizzazione è prevalentemente difensivo e finalizzato alla difesa del porto di Livorno dalle scorribande saracene, ma anche di creare uno scalo a mare concorrenziale, rispetto a quello di Pisa.